internati

La nostra partecipazione alla Mostra degli Internati Militari Italiani.

Inaugura domani 27 settembre a Conegliano la mostra in memoria degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

 Il Museo sarà presente alla mostra insieme, idealmente, a uno dei Carabinieri Reali che furono deportati.

Esporre i suoi documenti di prigionia, trasferendoli dalla vetrina del Museo dei Carabinieri Reali, insieme al suo piastrino e al cappellino da prigioniero, e’ come sentire anche la sua presenza.

Il Carabiniere Reale Vincenzo MORGANTI nacque a Folignano l’8 gennaio 1910, la sua storia è legata a una delle pagine più dolorose della Seconda guerra mondiale: quella degli Internati Militari Italiani (I.M.I.).

Effettivo al Comando Carabinieri Reali della Piazza di Atene, venne catturato nella capitale greca il 9 settembre 1943, all’indomani dell’armistizio.

Come tanti suoi commilitoni, rifiutò fermamente di collaborare con i nazisti e con la Repubblica Sociale Italiana. Una scelta che pagò con la deportazione in Germania, a metà settembre 1943, e con l’internamento come I.M.I.

Fu dapprima rinchiuso nello Stalag IV-B di Mühlberg an der Elbe, in Sassonia, e successivamente trasferito al Reservelazarett Stalag IV-B di Zeithain.

Fame, privazioni, malattie e condizioni igieniche terribili segnarono la vita dei prigionieri. La tubercolosi e le epidemie, aggravate dalla scarsità di cure, causarono la morte di moltissimi internati, tra i quali centinaia di militari italiani.

Vincenzo Morganti riuscì a sopravvivere.

Il 23 aprile 1945 vide finalmente la liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa. Il suo lungo calvario terminò mesi dopo: il 1° settembre 1945 rientrò finalmente in Italia, passando dal Brennero.

Domani, a Conegliano, i suoi documenti, il suo piastrino e quel cappellino non saranno soltanto oggetti esposti in una vetrina, saranno la testimonianza concreta di un uomo, di un Carabiniere e di una scelta compiuta in uno dei momenti più difficili della nostra storia.

Domani Vincenzo Morganti sarà lì con noi. Perché finché custodiamo e raccontiamo queste storie, la memoria di quegli uomini continua a vivere.